Dunarobba

Dunarobba è la frazione più vicina ad Avigliano, adagiato su una collina all'altezza di 448 m s.l.m., il paese dista appena 2,5 km da Avigliano, lungo la strada provinciale che conduce da Montecastrilli ad Avigliano-Melezzole. Il centro storico del paese si sviluppa lungo la principale Via dell'Arco (a NW); più recentemente, l'insediamento industriale delle fornaci ha favorito la crescita lungo la provinciale, nella zona S-SE. Al censimento del 2001, risulta essere popolato da 200 abitanti.

Il suo centro storico si sviluppa lungo la principale Via dell’Arco. Dunarobba, il cui nome deriva probabilmente dal latino Gens Dunnia, fece parte di quel vasto territorio che Ottone I re d'Italia donò il 13 febbraio 962 ad Arnolfo, capostipite degli Arnolfi, una delle più importanti famiglie del Medioevo. Fu fortificato dai suoi discendenti intorno all’anno Mille. Tra il 1282 e il 1284 questa località fu depredata dai Narnesi che effettuavano improvvise scorrerie, poi sconfitti e dispersi dalla cavalleria Todina. Come tutti i castelli del tempo, anche Dunarobba doveva risolvere problemi di difesa: a tal proposito si legge nelle “riformanze” che nel 1591 il Comune di Todi dette licenza, tramite i Massari, di costruire una porta con ponte levatoio. Particolarmente curiosa è una storia che racconta che nel 1605 a Dunarobba viveva una certa donna Ursina, figlia di un tal Gregorio, la quale con parole segrete ed attraverso l’uso di medicinali, sciroppi e pozioni da lei preparati riusciva a curare mali ritenuti incurabili dai medici del tempo. Da questa attività Ursina trasse una certa ricchezza per sé e la sua famiglia, attirandosi però addosso i sospetti di essere una strega. Nel 1809, il territorio venne associato a Todi e Amelia, mentre nel 1816, tornata la dominazione pontificia, passò a Montecastrilli. Infine, nel 1975, con la costituzione del comune di Avigliano Umbro, passò a quest'ultimo. Presso la Chiesa della Madonna delle Grazie troviamo un affresco del XVII secolo, la “Madonna con bambino”. Nel territorio di Dunarobba possiamo inoltre ammirare Santa Vittorina, una delle diciannove pievanie nelle quali nel Medioevo si divideva il contado di Todi. Dipendevano dalla pievania di Santa Vittorina molti castelli, tra cui Avigliano, Civitella Mollimale, Dunarobba, Sismano, Montecastrilli. Vi si trovava un interessante altare paleocristiano che, secondo la leggenda, conteneva i resti della Santa ed un cippo scolpito sulla fronte, recante il simbolo dell’Agnello e della Croce con l’iscrizione “Ad onorem beate mortyris”, purtroppo oggi scomparso. All’interno della chiesa c’è un affresco del XVI secolo raffigurante il Santo Vescovo; interessanti sono gli elementi lapidei all’interno della chiesa e sopra la porta principale della facciata. Nei pressi del borgo esiste una rocca fortificata, ora adibita a residenza, in origine sede di una guarnigione militare detta la Fortezza; essa è di base quadrata, esaltata da quattro torri angolari di forma semicircolare. Possiamo osservare i due ordini di cornici e beccatelli che la coronano. Il paesaggio delle campagne circostanti è costituito da una sequenza di piccole colline, ricche di viti, olivi e frumento.

Nel Mese di Aprile-Maggio si Festeggia la Madonna delle Grazie e San Giuseppe Lavoratore; nel mese di luglio vi si svolge la Sagra della Lepre. La coltivazione di viti, olivi e frumento è stato, ed è ancora in parte, perno dell'economia agricola della zona. Fino agli anni '50, la presenza di una miniera di lignite ha favorito la sussistenza di un nutrito gruppo di minatori, provenienti anche dai paesi vicini. Ad essa si è poi sostituita la fornace di laterizi, del gruppo F.B.M._Fornaci_Briziarelli_Marsciano di Marsciano, che occupa il maggior numero di addetti dell'intero comune. La storia odierna annovera Dunarobba per la scoperta della foresta fossile: nei primi anni ottanta, l'escavazione di terreni argillosi adoperati dalla vicina fornace di laterizi, ha portato alla luce un certo numero di tronchi di piante fossili, risalenti a circa 2.000.000, si tratta di piante colossali, simili alle odierne sequoie, sepolte nell’argilla tra i 5 e i 10 metri dal suolo e risalenti a più di due milioni di anni fa. Il sito è stato chiamato Foresta Fossile di Dunarobba, nei pressi della quale nel 1999 è stato inaugurato il Centro di Paleontologia Vegetale. Per giungervi dobbiamo parcheggiare nei pressi di una grossa fabbrica di laterizi, proprio accanto alla strada: da un ampio spazio ghiaioso, una strada sterrata scende verso un laghetto. Si inizia a camminare sulla strada raggiungendo le rive del lago, frequentato da numerose specie di uccelli. Si sale poi per qualche centinaio di metri fino alla sommità di una collina. Qui si piega a sinistra e si scende nell’ampia conca: ecco che vedremo apparire i tronchi. Bisogna notare che i tronchi non sono pietrificati, come spesso si dice, ma fossilizzati. Si tratta di una realtà splendida e unica al mondo: i tronchi sono ancora formati dal loro legno originario che ha

permesso, tramite studi sia istologici che dei pollini, dei frutti e delle impronte delle foglie, di poter dire con certezza che si tratta di un bosco di conifere del genere Taxodion, probabilmente una forma estinta di Sequoia molto simile all’attuale Sequoia sempervirens. Tutti i tronchi di questa foresta, caso rarissimo, sono ancora eretti, ovvero hanno mantenuto la loro posizione di vita: ciò ha reso possibile agli scienziati di studiare il materiale che si trova alla loro base, oggi a circa 30 metri di profondità. Si è scoperto così che la Foresta Fossile di Dunarobba è vissuta 3 milioni di anni fa, alla fine del Cenozoico e precisamente nel Pliocene superiore, sulla sponda dell’immenso lago che solcava tutta l’Umbria, a quel tempo caratterizzata da un clima caldo umido, dove vivevano leoni, scimmie, rinoceronti e mammuth. Il paesaggio è stranamente “lunare”: gli enormi tronchi grigi misurano oltre un metro e mezzo di diametro, per più di otto metri di lunghezza. Le maestose piante furono probabilmente sopraffatte da un avvenimento catastrofico quando avevano ormai raggiunto un’età da misurarsi in millenni. Le visite alla foresta sono possibili con partenza dal Centro di Paleontologia Vegetale della Foresta Fossile di Dunarobba, sito appunto in località Casacce.

Monumenti e luoghi d'arte

* Chiesa di S. Vittorina, sede di una delle 19 Pievanie storiche del comune di Todi; all'interno si trova un affresco raffigurante il "Santo Vescovo" (XVI secolo).

* La Fortezza, una rocca fortificata ornata da quattro torri angolari semicircolari, ancora in buono stato di conservazione;

* Chiesa della Madonna delle Grazie, affrescata da una "Madonna con Bambino" del XVII secolo;

* Centro di Paleontologia Vegetale della Foresta Fossile (1999), sede di documentazione e ricerca.

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